Massimo Spattini

E’ difficile, per chi fa parte del mondo del Fitness e del Body building, non conoscere un professionista come il dr. Massimo Spattini ed ancor più difficile è ignorare il suo notevole trascorso agonistico nel mondo del Body Building.

L’eccellente preparazione medico scientifica di Massimo ha fatto si che, nel tempo, egli divenisse una delle più illustri ed autorevoli fonti riguardanti il benessere fisico legato all’allenamento con i pesi e la conseguente salute che ad esso consegue.

Personalmente nutro profonda stima per un professionista del calibro di Massimo poiché ha legato alla sua passione una solida istruzione universitaria che l’ha reso preparato ed in grado di sfatare le mille credenze che animano, ancora oggi, il mondo dell’allenamento con i pesi, spesso tramandate da falsi guru che si nascondono dietro le spoglie di un corpo del passato.

E’ stato un piacere poter intervistare una grande persona come Massimo e lo ringrazio per la collaborazione! Non voglio dilungarmi troppo, quindi vi lascio all’intervista:

Emanuele Pizzi: Da quanti anni sei nel mondo del Body building? Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare la passione?

Massimo Spattini: Dal 1975 quindi ormai 35 anni. Ho iniziato ad allenarmi coi pesi a 17 anni per potenziare il fisico in quanto praticavo vari sport a livello agonistico (tennis-sci-motocross) ma ero un po’ gracile (1.80 x 61 kg). Poi, in seguito ad un infortunio in moto che mi aveva lesionato un piede, sono stato costretto a sospendere per qualche mese tutti gli sport dinamici e mi sono dedicato solo ai pesi. I miglioramenti ottenuti in quel periodo e le sensazioni provate (più mi allenavo e più volevo allenarmi , cosa che non mi capitava con gli altri sport) mi hanno fatto capire che quella era la mia strada. Poi il film ROCKY e la copertina di SPORTMAN di maggio 1975 con una foto di FRANK ZANE nella posa di tricipiti hanno fatto il resto.

Massimo Spattini e Silvester Stallone dopo un allenamento alla palestra Santa Monica di Los Angeles

E.: Ti ricordi la tua prima gara? Prova a raccontarla

M.: La prima gara è stata il campionato regionale IFBB nel 1981. Mi ero preparato per quella competizione allenandomi in un appartamento da me attrezzato che usavo come palestra personale insieme a due o tre amici. Allora andava di moda la dieta carne ed acqua ma io, fresco degli studi di biochimica del corso di medicina, avevo seguito una dieta equilibrata con sufficienti carboidrati per evitare l’abbassamento del metabolismo basale e la neoglucogenesi che avrebbe comportato catabolismo a livello muscolare. Ricordo ancora gli occhi “sgranati” di atleti anche loro in preparazione che mi vedevano mangiare pasta e riso a poche settimane dalla gara.

Gareggiai nella categoria dei pesi massimi che allora era sopra gli 82 kg. Pesavo 81,5 e ricordo che per fare il peso poco prima bevvi 500 cc di acqua, cosa anche questa che fece restare attoniti la maggior parte dei concorrenti che credo fossero circa due o tre giorni che non bevevano (allora era di moda così). Volevo vincere nei massimi e così fu. In quell’occasione (nonostante la pasta e l’acqua) palesai la miglior definizione della gara e Renato Caleffi, che seguiva una dieta proteica (con anche ricotta e salame) che non gli permetteva di definirsi, mi chiese di aiutarlo nella preparazione della successiva gara. Fu il “mio “ primo atleta e divenne anche un grande amico col quale l’anno successivo aprii la palestra New Center Gym: 2000 metri quadri di macchine e bilancieri, a quei tempi la palestra di body building più grande d’Europa.

Massimo Spattini e Renato Caleffi in posa sulla terrazza del World Gym a Venice

E.: La più brutta gara alla quale hai partecipato?

M.: La gara più brutta è stata senz’altro i “Campionati Italiani nel 1985”. Avevo vinto precedentemente la “Notte dei Campioni” battendo Traverso che era un po’ il body builder emergente del momento, avevo vinto in virtù di una definizione che ancora non era stata vista. Alcuni hanno detto che in quell’occasione ho cambiato i parametri di valutazione della definizione in gara. Io contavo rigorosamente le calorie e le percentuali dei macronutrienti.

Ai campionati Italiani ero quindi uno dei favoriti e una volta su palco la sensazione fu confortante. Arrivai però solo quarto inspiegabilmente. A detta di molti esperti, fra i quali cito Filippo Massaroni, che per l’occasione mi aveva accompagnato e mi aveva dato preziosi consigli nella fase finale della preparazione, avrei dovuto vincere. A parte la delusione del momento, il più brutto venne dopo perché non riuscivo a farmene una ragione, non riuscivo ad allenarmi, avevo addirittura pensato di aver contratto una malattia a livello neuro muscolare in quanto il manubrio da 15 kg che normalmente sollevavo con totale noncuranza sembrava un manubrio da 30 kg che richiedeva uno sforzo quasi massimale. Ero veramente preoccupato ma il mio professore Mario Passeri mi trovò esente da qualsiasi patologia e mi diagnosticò un problema di tipo psicologico da superare con un atteggiamento positivo.

Dovevo capire cosa era successo e parlai direttamente con il presidente FRANCO FASSI che mi disse: “meritavi molto di più ma hai usato una brutta musica”. Rimasi sconcertato, la base della mia routine era la colonna sonora di “Urla del silenzio”, una musica intensa e drammatica che si addiceva al mio stile di pose.

Massimo Spattini in un confronto con Traverso alla Notte dei Campioni

E.: Quale gara ricordi in maniera particolare nella tua carriera?

M.: Devo dire che sono due le gare che ricordo particolarmente: la vittoria ai Campionati Italiani nel 1986 e la vittoria alla selezione per i Campionati del Mondo nel 1988. Dopo la delusione per il quarto posto ai Campionati Italiani nel 1985 avevo deciso di saltare un anno di gare per potermi allenare curando i punti più carenti e fare quel salto di qualità che avrebbe reso impossibile defraudarmi della vittoria. Dovete sapere che con il mio amico e socio Renato Caleffi c’era anche un sano rapporto di competizione e ricordo una volta che ci sfidammo in un massacrante allenamento a chi faceva più serie per le gambe e alla fine terminammo concordando la parità al numero di 50 serie.

Ebbene il fatto che quell’anno non gareggiassi e che invece Renato fosse in gran forma e motivato lo faceva esordire con esternazioni del tipo “fai bene a non gareggiare quest’anno perché senz’altro ti batterei perché io sono un peso massimo migliore di te”. Dopo molteplici discussioni sul merito di queste affermazioni alla fine sbottai “va bene, è inutile che andiamo avanti a sostenere chi è meglio, gareggio anche quest’anno così chi vince parla e chi perde sta zitto”. Avevo però già prenotato delle vacanze per il periodo Pasquale , avrei iniziato la preparazione al ritorno dalle vacanze con meno di tre mesi di tempo.

Il destino volle che durante le vacanze mi procurassi un’infezione ad un dito con febbre a 40 che mi costrinse a letto per tutta la settimana e mi fece perdere circa 5 kg purtroppo non di grasso ma di muscolo. Ma ormai la sfida era lanciata e mi buttai a capofitto nella preparazione. A due settimane dalla gara Renato Caleffi decise di rientrare nella categoria dei medio-massimi ed io vinsi la categoria dei massimi usando la stessa musica dell’anno precedente. L’altra gara per me importante è stata la selezione per i Campionati del Mondo nel 1988.

Dopo la vittoria del Campionato Italiano ora l’obiettivo era a livello internazionale , avevo però bisogno di tempo e l’occasione giusta si sarebbe presentata per la selezione dei mondiali che si sarebbe tenuta a Parma, la mia città, a ottobre. Per me quell’occasione era importante, significava accreditarmi come il migliore in assoluto del momento. Alla competizione avrebbero partecipato i migliori pesi massimi degli anni 80: Leo Caminotto, Antonio Dell’Amico, Marco Venturi, Piero Nocerino, Rosario Bonaccorsi ma, soprattutto, Giovanni Curtarelli, il primo vero peso massimo italiano, già più volte vincitore di innumerevoli selezioni e grandi piazzamenti a livello internazionale.

Era il punto di riferimento di tutti noi che gareggiavamo in quel momento, era il primo in Italia ad avere un fisico che potesse essere accostato a quello di Schwarzenegger senza creare imbarazzo. Mio coetaneo e concittadino, ci eravamo confrontati tante volte in palestra in allenamenti e discussioni su diete e preparazioni, lui più dotato muscolarmente e geneticamente, istintivo ed esagerato nell’allenamento, io più hard gainer, razionale e programmatore, più dotato strutturalmente. Forse potremmo dire la linea, la tecnica e la scienza contro i muscoli, l’istinto e il cuore.

Era la prima volta che ci confrontavamo sul palco ed era proprio a Parma, la nostra città che avrebbe incoronato il miglior body builder dei massimi degli anni 80. Si capì subito che la battaglia era fra noi due, cercò di intromettersi nello scontro Bonaccorsi ma dopo una “plicata” in diretta sul palco del suo spessore addominale si rese conto di aver sbagliato preparazione e ci lasciò la scena.

il delegato regionale FIACF-IFBB Adriano Guareschi si congratula con Massimo Spattini dopo la vittoria ai Campionati Italiani

Massimo Spattini in un confronto con Rosario Bonaccorsi

Alla fine prevalsi aggiudicandomi la gara. Se devo essere sincero in quella specifica occasione ritengo che Giovanni Curtarelli avesse una forma fisica dal punto di vista della definizione migliore della mia. La mia vittoria fu dovuta alla miglior linea e simmetria, alla mancanza di punti carenti e ad una miglior shape muscolare. Come mai proprio in quella gara da me tanto attesa non raggiunsi la mia massima definizione che era per me il mio cavallo di battaglia è da imputare al fatto che feci la preparazione della gara allenandomi con SAMIR BANNOUT.

Samir, Mr Olympia 1983 e campione del mondo WABBA professionisti 1985, dopo alcune vicissitudini e contrasti con l’IFBB e Joe Weider, tornava sul palco del Mr Olympia (a detta dello stesso detentore del titolo Lee Haney era l’unico di cui si dovesse preoccupare). Avevo deciso di trasferirmi a Los Angeles per preparare la gara, mi ero reso conto che ormai i miei molteplici impegni di lavoro non mi permettevano di concentrarmi al meglio sulla preparazione di gara. In occasione delle vacanze estive(che avrei prolungato ) mi recai a Los Angeles dove iniziai ad allenarmi con Samir, col quale avevo fatto amicizia sin dalla mia prima visi

ta in California nel 1984. Allenarsi con un Mr Olympia doveva essere il massimo dello stimolo e anche la possibilità di usare tecniche di allenamento ad altissimo livello. Il problema fu appunto che io mi dovetti adattare alle tecniche di allenamento del Mr Olympia. Samir si allenava con un metodo che io definirei “LILV” (low intensive – low volume) cioè poco intenso e poco volume, cioè faceva solo 6-8 serie per gruppo muscolare e senza neanche arrivare all’esaurimento per serie, ma solo arrivando ad un buon pompaggio e allenando i muscoli solo una volta alla settimana. Probabilmente per lui andava bene così, io ero abituato a fare almeno il triplo di volume ed il doppio di intensità ma forse sbagliavo per cui mi adattai all’allenamento di Bannout aspettando di vedere i risultati.

I risultati però non arrivarono e quando, circa tre settimane prima della mia gara, tornai in Italia, cominciai ad allenarmi due-tre volte al giorno con una media di 18-20 serie per muscolo allenando ogni gruppo muscolare due volte alla settimana; il mio fisico reagì immediatamente acquistando separazione e qualità ma non ebbi il tempo di arrivare a quel livello di definizione che era il mio solito standard. Morale della favola: ad ognuno il suo allenamento!

Massimo Spattini con Samir Bannout al World Gym di Venice

E.: Hai qualche gara in programma?

M.: No l’ultima gara che ho fatto sono stati i Mondiali in Australia nel 1988 e al riguardo potrei scrivere un romanzo di intrighi di palazzo e giochi di potere. In quell’occasione si verificarono delle situazioni di cui ora non voglio parlare che mi dissuasero dal competere ancora per evitare pericolose ricadute di immagine. Forse un giorno racconterò tutto. In realtà non fu una decisione definitiva, continuavo ad allenarmi come se avessi dovuto gareggiare di nuovo da un momento all’altro ma procrastinando sempre il mio rientro e, non trovando più le necessarie motivazioni, alla fine non gareggiai più. Ora non rientra più nei miei obiettivi.

E.: C’è qualche persona che negli anni ti ha dato la forza o gli stimoli per continuare il tuo percorso nel Body building?

M.: No, la forza e gli stimoli li ho sempre tirati fuori dalla mia volontà nonostante la maggior parte delle persone che avessi intorno tendessero a dissuadermi : mio padre era un artista-intellettuale, mio fratello professore universitario, i miei amici medici o laureandi o laureati un po’ snob,e le ragazze che frequentavo mi dicevano che stavo bene così, ma che non dovevo diventare più grosso. Per me, però, non era solo una questione di estetica o di agonismo, era una sfida contro la natura che mi voleva confinare in un fisico magro e longilineo ed io, con la forza della volontà e della ragione, volevo affermare la romantica e sempre perpetuata ricerca della supremazia dell’uomo sulla natura.

E.: Un episodio che ricordi piacevolmente nel mondo del Body building?

M.: Sinceramente se penso al mondo del body building più che episodi, che senz’altro sono numerosi, ricordo con piacere la mia amicizia con Art Zeller (il più grande fotografo di body building) artefice delle più famose foto di Arnold Schwarzenegger.

ART ZELLER a Marina del Rei durante il servizio fotografico fatto a Massimo Spattini e Cinzia

Massimo Spattini e Cinzia in una foto del servizio fotografico di Art Zeller a Marina del Rey

Mi aveva preso in simpatia mi diceva sempre che ero un “nice guy” (bravo ragazzo), mi faceva da Cicerone per i meandri di Los Angeles consigliandomi gli acquisti nei posti migliori e addirittura aiutandomi a programmare il soggiorno alle Hawaii.

Ricordo con grande piacere e nostalgia quando aspettava che finissi di allenarmi al World Gym per poi andare a fare insieme colazione al Cafè Rose, ricordo le cene con Arnold Schwarzenegger al ristorante Schatzi on Main e le serate a casa sua con Alex Ardenti (che diventò poi il suo erede naturale come miglior fotografo), Samir Bannout, Joe Bucci e altri amici italiani, passate a guardare la proiezione delle sue meravigliose e storiche foto. Ricordo con estrema dolcezza quando, immancabilmente, tutte le volte che scendevo dalla sua BMW vecchia di almeno 25 anni, ma sempre tirata a lucido, mi diceva “slowly Massimo…slowly” ed io invece, irrimediabilmente, avevo già sbattuto la portiera “un po’” troppo forte.

Grazie a questa amicizia posso citare un episodio sopra gli altri: Art Zeller mi chiese di posare per un servizio fotografico con mia moglie Cinzia Ruggeri. La cosa mi fece un enorme piacere perché ormai Art Zeller non faceva più servizi fotografici ad atleti infatti viveva con i diritti delle foto su Arnold Schwarzenegger e con la sua pensione di dipendente delle poste. Fu per me un grande onore ed Art giustificò questa sua richiesta dicendomi: “tu, oltre ad essere un “nice guy” (bravo ragazzo) , hai uno dei fisici più eleganti e simmetrici al mondo, al pari di Frank Zane e Bob Paris ed è un piacere fotografarti insieme alla tua splendida moglie, “you are the best couple I ever seen”.

Massimo Spattini e Arnold Schwarzenegger dopo un allenamento al World Gym di Venice

E.: Un amico di gara? O che appartiene a questo mondo? Descrivilo

M.: Ovviamente gli amici di una vita dedicata al body building sono tanti ma non voglio citarli per paura di dimenticarne qualcuno. Voglio però fare solo un nome, quello di Lohengrin Rovesti, mio coetaneo, un atleta di buon livello, più volte partecipante al MR: UNIVERSO NABBA, mio grande amico. Cito Lohengrin perché è morto nell’estate del 2009 colto da infarto mentre era in vacanza in Grecia.

Non era un atleta che si mettesse in mostra, era timido e riservato ma sempre disponibile e leale, che dava anche di più di quello che aveva. E’ sempre stato sfortunato ma cercava di non abbattersi per le varie disavventure che gli capitavano (infortuni, problemi familiari, problemi finanziari ed altro) e nonostante tutto continuava ad allenarsi perché il body building per lui era l’amore eternamente contraccambiato ma che, alla fine, forse, l’ha tradito.

Rovesti Lohengrin (secondo da sinistra) e la squadra del New Center Gym

E.: Cosa ne pensi del Body building di oggi e quello di ieri?

M.: Innanzitutto bisognerebbe specificare cosa significa quello di ieri, gli anni 60 e 70? Gli 80 e 90? Pensando al body building degli anni 80, cioè degli anni nei quali ho gareggiato, ritengo che siano stati anni favolosi .Era veramente il boom del body building, pensavamo tutti di poter diventare famosi come Arnold Schwarzenegger, i quotidiani ci mettevano in prima pagina col resoconto delle nostre vittorie , la rivista ufficiale della IFBB vendeva decine di migliaia di copie e ricordo che spesso, quando ero in giro per l’Italia per seminari e manifestazioni, la gente comune mi riconosceva per strada.

Lo standard fisico di allora era proponibile anche ai non addetti ai lavori, basti pensare che io nell’86 ho vinto i campionati italiani IFBB categoria massimi al peso di 90 kg per un’altezza di 181. Oggi un atleta per essere vincente nella categoria massimi deve pesare almeno 20 kg di più. L’ultimo vincitore del Due Torri 2010 pesava 125 kg. Penso che il body building di oggi sia inquinato ormai da personaggi che ne hanno tradito l’essenza. Un tempo noi parlavamo di allenamento e alimentazione continuamente, adesso i body builder parlano solo di farmaci. Certi “preparatori” sono in realtà spacciatori che hanno portato progressivamente i propri clienti all’abuso farmacologico per trarne un maggior guadagno.

Credo che il body building di oggi rappresenti una nicchia estrema che non può essere apprezzata dalla comunità, può solo sperare di essere tollerata e per questo bisognerebbe assumere comportamenti e atteggiamenti meno allarmanti.

E.: Il gruppo muscolare che hai più faticato a portare a livelli attuali e con che routine l’hai allenato?

M.: Il gruppo muscolare che più ho faticato a portare a livello degli altri credo siano state le braccia. Ho superato i 50 cm a caldo in fase di massa al peso di 105 kg ma ho sempre dovuto dedicare particolare attenzione all’allenamento delle braccia. Mi sono trovato bene ad allenarle due volte alla settimana con un allenamento basato su esercizi pesanti ad esecuzione esplosiva ed un 2° allenamento con i bicipiti ed i tricipiti in super set con pesi moderati in isotensione continua e con un’esecuzione lenta e controllata. L’applicazione delle serie 21 (scomporre il movimento in tre parti, ciascuna di 7 ripetizioni) molto simili a quello che oggi viene definito ZONE TRAINING, mi ha dato grandi risultati ed ero solito inserire questo metodo una volta all’anno per circa un mese.

Massimo Spattini in un servizio fotografico di Alex Ardenti

E.: Il tuo miglior gruppo muscolare?

M.: Ritengo che il mio miglior gruppo muscolare siano stati i deltoidi. Ricordo che quando andavo in California per allenarmi anche i grandi campioni professionisti mi chiedevano che allenamento facevo per le spalle. Sono sempre stato un perfezionista nell’allenamento delle spalle ricercando più la corretta esecuzione del movimento e l’isolamento piuttosto che il carico, anche se sono arrivato ad usare 110 kg x 8 ripetizioni con il lento dietro.

Massimo Spattini e Enrico Veronese – allenamento spalle – Palestra Marina Athletic Club di Santa Monica – Ph. Alex Ardenti

E.: La tua attuale routine d’allenamento?

M.: In realtà attualmente non ho proprio una routine d’allenamento, diciamo che comunque nella maggior parte delle volte divido gli allenamenti in tre: A) SPALLE – BICIPITI – TRICIPITI B)DORSALI – PETTORALI C) POLPACCI – QUADRICIPITI – FEMORALI a seguire senza giorni prestabiliti, posso allenarmi tre giorni alla settimana come cinque, dipende dal tempo e da come mi sento. Faccio normalmente tre esercizi per gruppo muscolare da quattro set per gruppi muscolari grandi, da tre set per gruppi muscolari piccoli, però a volte posso fare un esercizio in meno oppure (più spesso) un esercizio in più di pompaggio.

Sono sempre stato più portato al volume di allenamento piuttosto che all’intensità o, a dire il vero, mi sono sempre allenato con alto volume ed alta intensità per ottenere il massimo sviluppo. Adesso che il mio obiettivo non è più lo sviluppo ma il mantenimento e la qualità muscolare mi rendo conto che ottengo più risultati quando faccio un volume di allenamento maggiore.

Credo che questo sia un fattore comune per gli over 40 che hanno bisogno di più allenamento per indurre una risposta di adattamento muscolare e che spesso hanno anche problemi articolari che non permettono carichi massimali. Il mio allenamento dura però al massimo un ora e quindici minuti perché mantengo delle pause tra un set e l’altro abbastanza brevi, tra i 45 e 60 secondi. Pratico inoltre l’attività aerobica dalle tre alle 6 volte alla settimana al mattino a stomaco vuoto pedalando sulla cyclette orizzontale mentre studio o leggo riviste del settore. Pratico inoltre una volta alla settimana Pilates, Wing Tsun e Qi Gong e quindi a volte mi alleno tre volte al giorno.

E.: C’è qualcosa che rimpiangi del Body building passato?

M.: Del body building passato rimpiango forse i miei 25-30 anni di età ma rimpiango anche le gare organizzate da Adriano Guareschi al Palazzetto dello Sport di Parma con quattromila e più persone di pubblico e la gente che faceva il tifo, gli atleti americani che venivano in Italia a fare i seminari, Sportman, la IFBB di Franco Fassi che, ad onor del vero, è stata l’unica che è stata in grado di dare per un certo periodo, visibilità, credibilità ed immagine agli atleti e al body building; rimpiango i bei fisici di atleti come Giovanni Curtarelli, Leo Caminotto, Cristiana Casoni, Silvia Zanet (per citarne alcuni)… che hanno fatto la storia del culturismo di quegli anni e rappresentano sempre un modello di riferimento per quel tipo di body building.

Anche ora ci sono bei fisici e bei ragazzi ma non rappresentano più lo standard di riferimento vincente, in quanto vengono premiate le masse muscolari enormi, le estreme definizioni anche se abbinate a dimorfismi quali ventri deformi e protuberanze artificiali.

E.: Cosa consiglieresti ad un ragazzo che entra in palestra oggi e vuole praticare questo sport?

M.: Soprattutto di non avere fretta. I risultati maggiori si hanno col tempo giusto e la costanza. Gli consiglierei di frequentare dei corsi per istruttore di body building, dei corsi di alimentazione, di studiare, di informarsi il più possibile al riguardo. Io quando ho cominciato a praticare body building a 17 anni ho subito capito che la conoscenza del funzionamento del corpo umano sarebbe stata fondamentale per ottenere i migliori risultati. Finito il liceo classico mi sono iscritto a Medicina con lo specifico intento di acquisire le maggiori conoscenze che potevano essere utili per il mio sport. Per lo stesso motivo

mi sono poi specializzato in Medicina dello Sport e successivamente in Scienza dell’Alimentazione. I giovani devono capire che la conoscenza è potere. Come percorso agonistico consiglierei di dedicarsi alla gare Altezza/Peso.

E.: Qualche rimpianto?

M.: Quello di non aver partecipato al Mr Olympia 1999 per il quale avevo già avuto un invito dall’organizzatore. Ma questa è una storia lunga che forse un giorno racconterò. Rimpiango inoltre di non essere riuscito a portare avanti il progetto editoriale di Sportman. Purtroppo dinamiche di grossi interessi di grandi gruppi editoriali con poteri di influenzare la distribuzione ed una scarsa adesione da parte delle aziende del settore non mi hanno permesso di proseguire nel progetto. Peccato, perché, a mio parere, il nuovo Sportman era un ottimo prodotto.

Editoriale di Sportman – 2006

E.: Per il Body building, durante tutti questi anni che ti hanno portato a diventare il campione e professionista che sei, a cosa hai rinunciato?

M.: Sono sempre state delle scelte, mai delle rinunce!

E.: In off season mantieni comunque una bf bassa oppure non ti preoccupi e pensi solo ed esclusivamente alla massa?

M.: Quando gareggiavo l’obiettivo era aumentare la massa muscolare, nell’off season aumentava la percentuale di grasso corporeo, stavo attento però a non superare mai il 10% che corrispondeva poi nel mio caso a dover perdere non più di dieci kg tra grasso e acqua per preparare una competizione. Adesso cerco di mantenere sempre una bassa percentuale di grasso corporeo al 7% che abbasso ulteriormente nel periodo estivo.

E.: Qual è secondo te la miglior strategia alimentare e di allenamento per definirsi?

M.: Ritengo innanzitutto che ogni strategia debba essere personalizzata e anche per la singola persona va modulata a seconda della situazione. Comunque la mia strategia comporta una progressiva riduzione da circa il 10, a massimo il 20 per cento delle calorie rispetto alle calorie di mantenimento soprattutto a discapito dei carboidrati che comunque mantengo senza mai andare al di sotto dei 180/200 grammi e un progressivo aumento del volume di allenamento. Alleno tutti i gruppi muscolari due volte a settimana con una tabella di sei giorni alla settimana con allenamento bi-giornaliero. L’attività aerobica tutti i giorni per 60 minuti a stomaco vuoto oppure 30 minuti dopo ciascun allenamento coi pesi.

E.: Che integratori preferisci in definizione e in massa?

M.: Innanzitutto mantengo un’integrazione base che tengo tutto l’anno e consiste in : multivitaminico, multiminerale, omega 3, acido lipoico, proteine del siero, glutammina, vitamina C, vitamina E, vitamina D, glucosammina condroitinsolfato. In fase di massa all’integrazione base aggiungo creatina, BCAA, maltodestrine, proteine al 90%. In fase di definizione all’integrazione base aggiungo acetilcarnitina, termogenici, arginina, fosfatidilserina, crisina, HMB, BCAA, creatina.

E.: Che cosa ti ha insegnato il Body building nella vita?

M.: Senza alcun dubbio il body building è servito a plasmare la mia forza di volontà e ad imparare che i risultati che si ottengono sono il frutto di quello che uno fa. La mentalità agonistica sportiva è quella che poi ho utilizzato nelle altre attività della mia vita per poter essere vincente. Lo sport e soprattutto gli sport di fatica e individuali come il body building insegnano ad impegnarsi costantemente nel rispetto delle regole per raggiungere il massimo risultato con i propri mezzi.

Quest’ottica trasferita nella vita normale (e a volte anche nello stesso sport) non è sempre rispettata perché entrano in gioco interessi economici, privati e politici che cambiano le carte in tavola e quindi bisogna adattarsi per non essere prevaricati. Credo però che la passione e l’ideale sportivo, .trasferiti anche nelle attività lavorative, siano una molla incredibile di inestimabile valore.

E.: Il tuo rapporto col cibo? E’ solo un mezzo per plasmare il tuo corpo oppure ti piace la buona cucina?

M.: Ho sempre avuto un rapporto molto tranquillo col cibo, in linea generale direi che mangio per nutrirmi nella maniera corretta nell’ottica della salute e della forma fisica. Sono talmente convinto dell’importanza di un’alimentazione corretta che assolutamente non sento la mancanza di cibi elaborati ed io per buona cucina intendo per esempio un piatto di riso con lenticchie accompagnati da salmone selvaggio d’ Alaska e broccoli per finire con un dessert di frutti di bosco misti, non certo la nouvelle cousine o i piatti tipici della tradizione emiliano-romagnola.

E.: Una frase che ti rappresenta

M.: “Non è tanto chi sono io ma è quello che faccio che mi qualifica”

E.: Un pensiero che ti porta spesso alla riflessione

M.: Quando ero giovane avevo l’idea di essere quasi immortale e onnipotente, il mio atteggiamento era totalmente positivo e ottimistico, non pensavo che a me potesse capitare alcunché di spiacevole. Poi la vita mi ha insegnato che non è così e che noi comunque siamo il prodotto di quello che facciamo e pensiamo. Superati i 50 anni il pensiero dell’ineluttabilità della fine della vita diventa inevitabile.

Ho recentemente perso entrambi i genitori, mia madre per un tumore e mio padre per complicanze cardiovascolari e li ho visti spegnersi lentamente ed inesorabilmente nonostante i miei sforzi. Nello stesso periodo ho visto scomparire improvvisamente alcuni miei amici coetanei per problemi cardiaci (Lohengrin Rovesti e Giovanni Curtarelli) e a quel punto ti rendi conto che, al contrario di quando sei giovane che pensi di essere immortale, la vita ha un termine. La riflessione che ne scaturisce non è legata alla paura ma ad una consapevolezza acquisita che mi porta a dare più importanza a cose che abbiano un reale valore, a gestire il mio tempo in maniera più equilibrata per dare più spazio ai rapporti umani e poter costruire cose che lascino un segno.

Sono rimasto impressionato come dopo la morte di mio padre, grande pittore allievo e da alcuni considerato erede di Morandi, la sua assenza sia stata in parte mitigata dalla presenza in casa mia delle sue opere ed è come se tramite i suoi quadri fosse sempre presente con me. In questo momento mi sto anche impegnando con mio fratello a valorizzare ulteriormente la sua opera di artista che ritengo non debba essere, e non sarà, dimenticata.

Inoltre questa consapevolezza dell’ineluttabilità della morte o repentina o terminale, mi porta sempre più a completare il mio percorso evolutivo scientifico-culturale: da medico rivolto alla peack performance a medico anti-aging, intendendo come anti-aging un approccio globale dove l’attività fisica, la corretta alimentazione, l’integrazione alimentare, la gestione dello stress e il bilanciamento ormonale devono essere tenuti in considerazione soprattutto nell’ottica della prevenzione delle malattie degenerative legate all’invecchiamento per mantenere sempre al meglio le capacità funzionali e non semplicemente nell’ottica di un beneficio estetico che comunque viene di conseguenza.

Massimo Spattini con il padre Claudio Spattini

Massimo Spattini in un disegno del padre Claudio Spattini

E.: Quando sei in vacanza riesci ad allenarti e a stare in dieta?

M.: Quando sono in vacanza o viaggio per lavoro scelgo alberghi dotati di palestre e quindi mi alleno sempre. Per quanto riguarda la dieta anche in vacanza mi attengo agli stessi principi prediligendo riso, carne magra, pesce, verdura, frutta, frutta secca, yogurt. A volte, quando sono in giro, per gli snacks uso le barrette proteiche. E’ anche vero che io normalmente vado in vacanza in California e sotto questo punto di vista per quanto riguarda le palestre e i cibi salutari e proteici sono estremamente facilitato. Pensate che se negli USA vuoi comprarti un normale sandwich al tacchino ti servono almeno 150 gr di tacchino e se ti vuoi fare un frullato trovi sempre la possibilità di aggiungere frutta secca e proteine in polvere.

Massimo Spattini in allenamento sulle parallele durante una vacanza alle Hawaii

E.: Di cosa ti occupi attualmente?

M.: Attualmente esercito la mia professione medica come specialista in Medicina dello Sport e specialista in Scienza dell’Alimentazione; ho inoltre recentemente acquisito la “Certificazione in Medicina Anti-aging” della A4M (American Academy Antiaging Medicine) superando l’esame finale a LAS VEGAS. Sono il secondo medico italiano ad aver conseguito questo obiettivo dopo il Dottor Filippo Ongaro, già consulente per la NASA e medico responsabile della ESA (European Space Agency).

Il mio interesse per la medicina Anti-aging rappresenta una naturale evoluzione del mio interesse nei confronti della medicina dello sport e dell’alimentazione rivolti alla performance atletica, il bagaglio culturale di esperienza acquisita nella pratica di queste due specializzazioni con atleti di alto livello mi hanno permesso di imparare metodologie e strategie che opportunamente adattate si prestano al mantenimento della massima performance fisica ed estetica come prevenzione del decadimento delle funzioni legate all’invecchiamento.

La medicina Anti-aging è’ una branca della medicina nuova ed estremamente affascinante che richiede in realtà un ritorno ad un vecchio approccio della medicina, cioè quello della visione globale dell’individuo nella sua interezza psico-neuro-fisica ed un rifiuto della medicina esclusivamente sintomatologica, che non è in grado di trovare le cause ma se mai solo sopprimere o estirpare il sintomo della malattia. Nel mio background ci sono anche due anni di scuola di Omotossicologia e due anni di Medicina Cinese. Questi studi, che non mi hanno portato a praticare queste discipline, hanno però contribuito a farmi avere una mentalità più aperta nei confronti delle medicine energetiche che già hanno la prerogativa di considerare un individuo nella sua globalità.

Per questi motivi e, ovviamente, anche per un interesse personale, come fu quando mi iscrissi a medicina, l’avvicinamento alla medicina Anti-aging che di fatto pratico già da anni, è stato del tutto naturale. Infine devo segnalare la mia attività come Presidente dell’Accademia del Fitness. Fondata nel 1997 è una scuola di formazione per operatori del settore del Fitness con corsi per istruttori, personal trainer, educatori alimentari, preparatori fisici, pilates e master monotematici. A breve partirà il corso di formazione per istruttori “Fitness Anti-age” rivolto a formare figure professionali deputate a tradurre in pratica sul campo le indicazioni e prescrizioni dei medici che trattano l’Anti-aging.

A proposito di questo argomento organizzo il 4 giugno a Parma un convegno specifico riguardante l’Alimentazione Anti-aging. Il convegno è rivolto agli operatori del settore ma anche a tutte le persone interessate alla propria salute e benessere. Interverranno nomi prestigiosi nel campo della Scienza dell’Alimentazione, della Medicina dello Sport e della Medicina Anti-aging. Chi fosse interessato può consultare il sito www.accademiadelfitness.com

Foto di gruppo dei docenti e staff di un corso dell’Accademia del Fitness. In alto, da sinistra: Cinzia Ruggeri, Maurizio Forconi, Letizia Bottelli, Piero Nocerino, Enzo Ferrari, Silvia Zanet, Federico Focherini, Andrea Bertona. In basso da sinistra: Ciro di Cristino, Massimo Spattini, Enrico Veronese, Fabrizio Martinetto

E.: I tuoi progetti per il futuro?

M.: per quanto riguarda i progetti in effetti ne ho tanti ma fino a che si tratta di progetto preferisco non parlarne … posso dire che comunque è mi intenzione continuare ad allenarmi e rimanere in forma fino a 100 anni.

Foto scattata il 20 dicembre 2010 (alle 9 del mattino appena sveglio) con lo sfondo dei grattacieli di New York il giorno del mio 53° compleanno

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